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10 crediti ecm: IL DOLORE LOMBARE: INQUADRAMENTO, DIAGNOSI E TRATTAMENTO

VICENZA PRESSO PISCINE DI VICENZA

26 OTTOBRE ORE 8.30

ILDOLORELOMBAREINQUADRAMENTODIAGNOSIETRATTAMENTO

Il mal di schiena rappresenta il disturbo osteoarticolare più frequente nella popolazione generale. Ne è afflitto il 5.6% della popolazione adulta del mondo occidentale e circa l’80% a un certo punto della vita è destinato a presentare una lombalgia. È evidente come il mal di schiena possa essere una delle cause più frequenti di accesso diretto al medico di medicina generale: rappresenta infatti il 3.5% del totale degli accessi e quotidianamente un Mmg presta assistenza a 2-3 pazienti con mal di schiena. Va rilevato però che spesso i soggetti con lombalgia praticano l’automedicazione, anche senza interpellare il proprio Mmg, ricorrendovi dopo avere già provato terapie farmacologiche o dopo avere effettuato autonomamente esami strumentali nel tentativo di risolvere il disagio. Un ruolo primario nella diagnosi e nel management della lombalgia è ovviamente rivestito dal medico di medicina generale. Oltre il 95% dei pazienti ha una causa meccanica alla base del dolore lombare. In circa l’1% dei casi la causa non è di origine meccanica (tumore, infezione, flogosi, aneurisma aortico, ecc) e nel 2% il dolore è di origine viscerale con irradiazione al rachide lombare o espressione di malattia sistemica. La diagnosi differenziale non può prescindere da un’anamnesi accurata, da un ampio esame clinico e da eventuali accertamenti strumentali atti ad escludere i casi (i cosiddetti “red flags”) evidenziandone le criticità - che devono essere individuate tempestivamente. Generalmente le notizie riguardanti il dolore, ovvero il tipo, la sede, l’intensità, l’insorgenza, la durata e la qualità, forniscono in gran parte le informazioni necessarie per operare una corretta diagnosi differenziale. Innanzitutto va indagata la durata del dolore: acuto, quando la sintomatologia non supera i tre mesi; cronico quando supera un arco di tempo che va da 3 a 6 mesi; persistente: nel periodo intercorrente. Va segnalato che il dolore cronico va inteso non solo in riferimento al fattore tempo, ma anche alla capacità o meno da parte dell’organismo di recuperare una condizione fisiologica. Questo non si verifica quando i fattori patogenetici che hanno scatenato il dolore non sono più direttamente correlati alla causa iniziale e il dolore diventa di per sé stesso malattia. In questi casi l’attività dei neuroni di primo e secondo livello persiste anche quando il neurone danneggiato è guarito o quando è venuta meno l’infiammazione dei tessuti circostanti. Una distinzione importante è la valutazione della lombalgia infiammatoria da forme meccaniche dovute a cause esterne, che solitamente presenta alcune tipiche caratteristiche: esordio insidioso, età <40 anni, durata per almeno 3 mesi, dolore notturno-mattutino, migliora con esercizio fisico, risposta ai Fans. Una volta posta la diagnosi e individuati i casi critici da inviare a consulenza specialistica, va favorito un rapido ritorno del paziente alle normali attività. L’obiettivo primario del trattamento è rappresentato dalla riduzione del dolore con terapie conservative per mezzo di farmaci antidolorifici, Fans, miorilassanti, associati a fisiokinesiterapia e indicazioni educazionali per il recupero funzionale. Inoltre è necessario sapere se e quando utilizzare farmaci steroidei e oppioidi e per quanto tempo. In questo senso l’evento formativo intende soffermarsi sui diversi tipi di lombalgia e sul quadro clinico ad essi associato al fine di impostare il più corretto iter diagnostico-terapeutico con particolare attenzione al riconoscimento delle “red flags” come indicatori di possibili lombalgie sottostanti a patologie con carattere di urgenza. Vista la complessità del quadro eziologico, si è voluto instaurare un dialogo multidisciplinare, al fine di inquadrare a 360° i percorsi diagnostici e terapeutici.

 

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