MedLavECM - Corsi di formazione ECM per i Medici competenti                                   info@medlavecm.net  - 340 0750760

IL RISCHIO BIOLOGICO - Riflessioni e indicazioni per un’efficace collaborazione del medico competente alla valutazione del rischio biologico, concentrandosi sugli obblighi e le criticità, gli aspetti da considerare nella valutazione e nell’attuazione di procedure preventive e di profilassi. Strumenti a disposizione del medico competente.

1^ edizione: 18-19-20 gennaio 2019

2^ edizione: 9-10-11 marzo 2019

HOTEL CARLO MAGNO - Via Cima Tosa 26 Madonna di Campiglio

36 CREDITI ECM

 

winterschool2019Prima Sessione: Le malattie cardiovascolari rappresentano la causa principale di morte e di disabilità in tutti i paesi del mondo occidentale. La medicina del lavoro può offrire un valido contributo per l’attuazione di programmi di prevenzione cardiovascolare in ambito lavorativo e per la realizzazione del percorso di reintegrazione al lavoro del paziente cardiopatico, un aspetto fondamentale della qualità di vita e come tale obiettivo dei programmi riabilitativi.Il ruolo del medico del lavoro nel percorso della reintegrazione lavorativa del cardiopatico risulta dunque cruciale e particolarmente complesso, in quanto egli deve esprimere un giudizio sulla compatibilità delle condizioni clinico-funzionali del lavoratore con i rischi lavorativi cui tornerà ad essere esposto, indagando e valutando accuratamente entrambe le componenti. I rischi lavorativi noti come potenzialmente aggravanti una patologia cardiaca, che il medico del lavoro deve valutare e ponderare, sono di tipo ambientale (microclima, vari agenti cardiotossici), intrinseci alla mansione (impegno fisico) ed organizzativi (carichi e ritmi di lavoro, turni di lavoro, responsabilità, job control).

Seconda sessione: L’astenopia occupazionale può essere dovuta, caso per caso, paziente per paziente, ad uno o più di fattori di rischio. Occorre indagare a fondo tutti o si rischia di fare una valutazione parziale e di non risolvere il problema nel tempo. La difficoltà nella valutazione della astenopia occupazionale è proprio legata al fatto che le potenziali cause sono molteplici e diverse in ogni caso. Per valutare il problema della illuminazione naturale ed artificiale, per esempio, si usa uno strumento specifico: il luminanzometro. Questo strumento consente una valutazione dei rapporti di luminanza nel campo visivo professionale e ciò consente una quantificazione della distribuzione della luce nell’ambiente di lavoro. Invece l’insieme dei punti nello spazio che il lavoratore fissa durante la sua attività, l’insieme di queste aree di osservazione determina il campo visivo professionale. Unendo i due approcci si potrà, attraverso la “fotometria ambientale” valutare quante “candele al metro quadro” (luminanze) arrivano agli occhi della segretaria dal campo visivo professionale che la caratterizza. In pratica con lo strumento citato misuro quanta luce arriva agli occhi dalle varie fonti di illuminazione, perchè non deve essere squilibrata, disomogenea: il massimo rapporto consigliato tra fonti di luce diverse è 45:1. Se così non fosse, si interviene come prevenzione schermando la fonte di luce o riducendone l’intensità. Logicamente servono conoscenze interdisciplinari mediche, ingegneristiche per arrivare ad una soluzione ottimale.

 

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Iscriviti alla 2^ edizione: 9-10-11 marzo 2019

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